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R.D. Congo, storia di un ex minatrice: «Still I Rise ha salvato me e le mie figlie»

T.T. Nita ha lavorato nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo per diciassette anni. Con lei hanno lavorato per diverso tempo due delle sue figlie, in un ambiente pericoloso ed estremamente ostile per le donne. Oggi, T.T. Nita racconta di avere abbandonato il lavoro in miniera grazie a Still I Rise, che ha dato a sua figlia Francine l’opportunità di studiare gratuitamente e che, ogni mese, consegna a lei e alla famiglia kit alimentari.

Riportiamo di seguito la sua testimonianza, nell’ambito dell’iniziativa “Through Our Voices”, un progetto di advocacy Still I Rise nato per raccontare quello che succede nei Paesi in cui operiamo attraverso le voci dei nostri studenti e delle loro famiglie. Il primo capitolo di “Through Our Voices” è dedicato alle condizioni di lavoro nelle miniere (leggi anche: R.D. Congo, voci dalla miniera di Mutoshi: «Rischiamo la vita per 10 dollari al giorno»).

«Sono mamma di una famiglia composta da me, mio marito e 11 figli tra cui 6 femmine e 5 maschi. Sono originaria del territorio di Dilolo, Provincia di Lualaba, nella Repubblica Democratica del Congo ma attualmente viviamo a Kolwezi. Non ho avuto l’opportunità di studiare, i miei genitori non avevano le possibilità economiche, mi sono limitata solo alla terza elementare.

Ho lavorato in miniera per molto tempo, dal 2006 al 2023, svolgendo mansioni di scavo e lavaggio dei minerali.

Ho lavorato nelle cave di Ngonga, Sable, Kandimba, recentemente nella miniera di Eau Verte, praticamente ho lavorato ovunque! Salivo sulla collina per scavare la terra che poi trasportavo in bicicletta fino al luogo di lavaggio e pulizia. Dopo il lavaggio, selezionavo i minerali e li conservavo in casa e, una volta raccolta una quantità sufficiente, andavo al banco per venderli.

Lavoravo con le mie due figlie, formavamo una squadra da tre, e non eravamo organizzati in una cooperativa ma come minatori artigianali.

Il prezzo dei minerali dipende anche da come lavi i tuoi minerali, se i tuoi minerali sono puliti, allora il valore aumenta e ti vengono dati più soldi. Se sei fortunato con un sacco da 100 kg possono darti 280.000 fc (112 $US). Quando vendevamo tutti i minerali, riuscivamo a guadagnare insieme oltre 600/800.000fc (240/320 $US) in una settimana, a questo però andavano detratte le spese di trasporto e quindi rimanevano circa 500/600.000fc (200/240 $US).

Noi donne non dovremmo lavorare in miniera. Non solo i minatori ci mancano di rispetto, ma ci troviamo spesso in situazioni pericolose.

A volte, anche in presenza dei bambini, i minatori si comportano in modo sgradevole, rivolgendosi insulti tra di loro e usando un linguaggio volgare, talvolta riferendosi a parti intime del corpo. I minatori si comportano come dei delinquenti. Per lavorare lì è fondamentale tapparsi le orecchie e concentrarsi sul lavoro.

Non è un luogo adatto alle donne. Usiamo picconi, zappe, vanghe e scaviamo finché non troviamo la terra di colore verde che contiene i minerali, inoltre noi donne non scaviamo tunnel ma buche. Iniziamo a scavare i pozzi guidati unicamente dalla nostra fede, infatti non abbiamo strumenti per sapere se lì dove scaviamo ci sono i minerali.

A volte, preleviamo un piccolo campione di terreno e lo laviamo per vedere se contiene minerali. In miniera ci sono tante malattie e non c’è alcun tipo di supporto medico, quindi mi prendo cura io di me stessa.

Non mi sento più bene al petto, quando tossisco mi sento come se ci fossero delle piaghe dentro e a volte mi fanno male le narici. Questo dolore è causato dalla polvere. Il corpo è stanco, non mi sento più in forma per fare questo lavoro, figuratevi, lo faccio da 17 anni.

Recentemente, mi sono resa conto che l’età non mi permette più di continuare a lavorare in miniera. Ho preso questa decisione proprio quando mia figlia è entrata nella scuola di Still I Rise.

Ma non lavorare non è un’opzione, quindi ho deciso di aprire un piccolo ristorante qui vicino alla miniera di sabbia. Considero questo lavoro come un’attività secondaria, lo faccio con i miei figli. Ogni mattina vado al mercato principale a comprare generi alimentari, che cucino per servire i passanti e i clienti, e vendo anche bevande come succhi e acqua.

La maggioranza dei miei clienti sono i minatori e quelli che estraggono la sabbia per l’edilizia.

Ci sono bambini che lavorano ancora in miniera, alcuni di loro vengono a mangiare nel mio ristorante. Li vedo provenire dalla collina di Kilimabunga in bicicletta, trasportano sacchi di minerali tenendole sulla testa. Il lavoro minorile non va affatto bene, i ragazzi sotto i 18 anni dovrebbero andare a scuola, è la povertà che li spinge a lavorare.

Still I Rise è una scuola straordinaria, dove mia figlia ha l’opportunità di studiare gratuitamente. L’organizzazione supporta i bambini di Kolwezi e il mio cuore è pieno di gioia per la loro presenza. Mi chiedo dove siano stati tutto questo tempo.

Ciò che mi piace di più è l’umanità, la generosità, l’unità e la franchezza che caratterizza le persone di Still I Rise. Non ci sono discriminazioni a scuola, trattano tutti i genitori allo stesso modo. Anche i nostri figli ci testimoniano che nella vostra scuola tutti i bambini sono uguali.

Ho abbandonato le attività nelle miniere grazie a Still I Rise, quest’ultima mi consegna kit alimentari ogni mese, non mi preoccupo più.

Era la fame che mi spingeva a lavorare nelle miniere ma, ora che Still I Rise ci consegna i kit alimentari, non ho più motivo di andare nelle miniere. Ho lasciato quel settore.

Still I Rise mi ha detto di smettere, di non tornare più alle miniere, così ho fatto e ne sono felice. Il mio dovere ora è fare in modo che mia figlia vada a scuola, si svegli la mattina e studi. Purtroppo gli altri miei figli non studiano, lavorano ancora in miniera sebbene abbiano meno di 18 anni.

Desidero che mia figlia possa andare avanti con i suoi studi, completarli per salvare la sua famiglia dalla povertà, per diventare una donna forte e realizzata».

Cosa puoi fare?
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