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Giornata della donna: la parità inizia dai banchi di scuola

Ogni 8 marzo si torna a parlare di diritti delle donne, eppure nel 2021 l’educazione è ancora un miraggio per circa 132 milioni di bambine nel mondo. Una situazione ancora più grave se ci focalizziamo sulla popolazione rifugiata, dove la crisi da Covid-19 ha peggiorato un quadro già drammatico. Si stima che nel mondo – già in epoca pre-pandemia – il 48% dei bambini profughi non avesse accesso all’istruzione, con un gap significativo tra istruzione primaria e istruzione secondaria: se la primaria è frequentata dal 77% dei minori rifugiati, la secondaria conta solo il 36% dei ragazzi e il 27% delle ragazze. E ora, non appena i vari lockdown saranno terminati, la metà di queste adolescenti potrebbe non rientrare più a scuola (dati UNHCR, 2020).

GARANTIRE L’UGUAGLIANZA A PARTIRE DALLA SCUOLA

«Per costruire il mondo migliore che ci aspettiamo domani, bisogna garantire ciò che dovrebbe ormai essere normale, niente di più», afferma Michele Senici, Direttore dell’Educazione di Still I Rise. «Tra i banchi di scuola sparsi per il mondo, portiamo educazione di alta qualità a prescindere dal genere. Garantendo che il 50% dei nostri studenti siano bambine e attraverso attività mirate, combattiamo le discriminazioni e lottiamo per un mondo in cui ogni bambina sia trattata con giustizia e rispetto». 

L’organizzazione non-profit, che dal 2018 si occupa di educazione e protezione dei minori profughi e ha operazioni attive in Grecia, Turchia, Siria e Kenya, rivolge un’attenzione particolare alle bambine e ragazze, alle loro esigenze e alle loro richieste, creando spazi di ascolto e di interazione in cui si possano sentire libere e accolte. «Ogni settimana dedichiamo alle ragazze un club esclusivo in cui possano ricercare risposte alle loro domande e ai loro dubbi, senza sentirsi giudicate o ferite. Innumerevoli sono i libri che offriamo per portare testimonianza di donne che hanno costruito e cambiato il mondo».

Una parte importante delle lezioni riguarda l’igiene e l’educazione sessuale, così come i diritti delle donne e l’importanza del consenso. In questo modo, ogni ragazza diventa consapevole dei propri diritti inviolabili, e di conseguenza sarà in grado di cercare aiuto qualora la sua voce non venisse ascoltata. In ogni classe poi vengono eletti due rappresentanti, un maschio e una femmina, incaricati di comunicare allo staff dubbi, problemi o proposte per migliorare insieme la scuola e le sue attività.

«Le ragazze hanno anche il punto di riferimento della Child Protection Officer, con cui possono avere delle sessioni ed essere supportate sia emotivamente, sia su altro», aggiunge Racheal Wanjiru, preside della Still I Rise International School in Kenya. «In ogni nostro programma scolastico puntiamo a dare forza alle ragazze, in modo che acquisiscano più fiducia in se stesse e nelle loro capacità. Portiamo a modello concreto le insegnanti donne, che rappresentano l’80% dello staff della nostra scuola di Nairobi: il messaggio che cerchiamo di trasmettere è che, attraverso lo studio, ogni ragazza può avere un lavoro proprio e acquisire il potere di diventare tutto ciò che sogna».

LE CAUSE DEL FENOMENO NEL MONDO

A livello mondiale, povertà, matrimoni infantili e violenze di genere – come l’infibulazione – sono tra le cause più frequenti dell’abbandono o del mancato ingresso a scuola delle bambine, alle quali si uniscono altri fattori. Tra questi, la tendenza a favorire i figli maschi nell’accesso all’educazione e l’assenza di strutture scolastiche in grado di rispondere in modo concreto alle esigenze specifiche di igiene e protezione di bambine e ragazze. 

Eppure, investire sull’educazione femminile è quanto mai urgente e fondamentale. Secondo uno studio del World Bank (2018), le donne con un’istruzione secondaria hanno non solo maggiori possibilità di guadagni, ma anche di una migliore qualità di vita per se stesse e per le comunità in cui sono inserite. Si registrano dunque miglioramenti in termini di capitale sociale, indipendenza, salute e benessere generale, così come una diminuzione di matrimoni precoci e gravidanze. 

Altre ricerche rivelano come ogni anno in più di istruzione di una donna sia in grado di ridurre del 5-10% la possibilità di mortalità infantile dei propri figli. L’educazione salva la vita ed è il primo fondamentale passo per una vera parità di diritti. 

Guarda il video: La battaglia di Nahid, 14 anni, per il diritto all’educazione di bambine e ragazze

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