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"Una bolla pronta a scoppiare di nuovo": 12 anni di guerra civile in Siria

Sono passati esattamente 12 anni dallo scoppio della guerra civile in Siria, una tragedia tra le più gravi del nostro secolo che continua a mietere vittime innocenti. Mentre l’intensità delle ostilità si è attenuata, la situazione umanitaria ha raggiunto il punto di massima gravità: lo testimonia Still I Rise nel nuovo report “La terra trema sotto le bombe”. L’organizzazione è attiva nel Nord Ovest della Siria dal 2020.

Il conflitto, che solo nei primi dieci anni ha prodotto almeno 300 mila vittime civili dirette, è infatti ancora lontano da una risoluzione pacifica. I tanti interessi coinvolti, dalla Russia alla Turchia, rendono più difficile assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini di guerra, e tengono la popolazione in un limbo perenne, mentre le condizioni umanitarie si aggravano. 

La situazione è particolarmente drammatica nel Nord Ovest del Paese, area rimasta fuori dal controllo di Bashar al-Assad. A causa dei trasferimenti forzati, dei bombardamenti e degli assedi da parte del regime, più di due terzi degli attuali 4,5 milioni di abitanti del Nord Ovest sono sfollati interni da altre aree del Paese. Nel sottodistretto di Dana, dove si concentra il 70% degli sfollati, la popolazione è  composta per l’80% da donne e bambini che vivono in condizioni di estrema necessità. 

La crisi sanitaria legata al COVID-19, l’epidemia di colera in corso dall’autunno 2022 e le devastanti scosse di terremoto del 6 febbraio hanno contribuito al deterioramento ulteriore delle condizioni di vita. “La vulnerabilità della popolazione è legata a doppio filo al complesso scenario di attori coinvolti e dei loro interessi nella regione. Tanto dal punto di vista politico quanto da quello umanitario, la Siria nord-occidentale è una bolla in procinto di scoppiare ancora una volta”, riassume Giulia Cicoli, Direttrice Advocacy di Still I Rise. 

SISTEMA SCOLASTICO AL COLLASSO

Il tracollo del sistema scolastico è lo specchio di un conflitto che, dopo aver completamente fagocitato il presente, getta la sua ombra anche sul futuro: il livello di alfabetizzazione di un’intera generazione nel Nord Ovest della Siria è drammaticamente basso. Dei quasi 2 milioni di minori in età scolare presenti nell’area, quasi la metà è fuori dal sistema scolastico. 

Le pressioni economiche, unite alla carenza di scuole e personale scolastico, contribuiscono a un netto declino della frequenza durante l’adolescenza. L’abbandono prematuro dell’istruzione espone i minori a rischi e abusi, dallo sfruttamento ai matrimoni combinati e alle gravidanze precoci. Nel lungo termine, l’abbandono scolastico produce anche una drastica riduzione delle opportunità di impiego. 

Le terribili scosse di terremoto del 6 febbraio hanno inflitto un ulteriore colpo al sistema scolastico della regione. Ma’an, la scuola di emergenza e riabilitazione di Still I Rise a Dana, ha ripreso regolarmente le attività pochi giorni dopo il sisma per ripristinare una parvenza di normalità, ma le tante vite spezzate e i danni alle infrastrutture rischiano di rendere ancora di più l’educazione un privilegio di pochi invece che un diritto di tutti.

“Non piangete per chi non c’è più, abbandonato dalla comunità internazionale, ma date ai tanti bambini rimasti una chance di andare a scuola, vivere una vita normale e scoprire il significato del futuro,” è l’appello che Abdulkafi Alhamdo, Program Manager di Still I Rise nel Nord Ovest della Siria, ha lanciato dalle macerie.[VIDEO]

EMERGENZA SANITÀ E USO STRATEGICO DEGLI AIUTI

Nel corso del conflitto, ospedali e presidi sanitari del Nord Ovest sono stati obiettivo di frequenti attacchi militari da parte del regime. L’isolamento internazionale ha fatto il resto, provocando una carenza cronica di strutture, personale e attrezzature. 

“In tutta l’area del Nord Ovest della Siria non sono disponibili procedure diagnostiche e terapeutiche per pazienti oncologici, cateterismo cardiaco, e alcune operazioni chirurgiche. Inoltre, è impossibile prendersi cura dei feriti gravi del terremoto del mese scorso senza le adeguate attrezzature mediche”, racconta Othman Alhassan, medico a Dana.

L’emergenza legata al sisma ha portato al rapido esaurimento delle scorte di materiali medici monouso, ma gli aiuti internazionali hanno tardato ad arrivare. Si tratta di una strategia consolidata da parte di Damasco, che da anni utilizza il flusso degli aiuti verso il Nord Ovest come strumento di ricatto economico e politico per la propria riabilitazione internazionale. 

“Normalizzare le relazioni con il regime equivale a un condono implicito dei suoi crimini di guerra, oltre a torture e sparizioni. Milioni di siriani soffrono da ben 12 anni. Non si può considerare l’imposizione della pace senza giustizia per tutte le vittime”, conclude Giulia Cicoli. 

LA VITA DOPO IL TERREMOTO: LE VOCI DEI BAMBINI

Le testimonianze delle studentesse e degli studenti di Still I Rise restituiscono uno spaccato del Nord Ovest della Siria, dove il terremoto ha stravolto il precario equilibrio della vita quotidiana. 

“Ci siamo spostati in un campo perché la nostra casa è danneggiata. Il campo è lontano da tutto e non offre buoni servizi. Ci sono due stanze per nove membri della famiglia”, racconta Ina’am. La famiglia di Sabah si è trasferita in una tenda: “Non c’è privacy. Non potete immaginare l’imbarazzo quando si entra in bagno. Vorrei che fosse tutto un sogno, ma non è così”. 

“Non possiamo vivere nella nostra casa per paura di un nuovo terremoto. Ci siamo spostati dai parenti. La scorsa notte mio fratello si è imbattuto in un ladro. È tutto terrificante. Mi manca la sensazione di dormire al sicuro”, testimonia Kenan.(Comunicato stampa)

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