La situazione
Quando si parla di accesso all’istruzione nei contesti fragili si tende spesso a immaginare un problema legato alla scuola in sé: edifici distrutti, mancanza di insegnanti, assenza di materiali didattici.
La realtà, però, è spesso diversa. Per milioni di bambini nel mondo, il diritto allo studio si interrompe prima ancora di entrare in classe. Si interrompe lungo la strada.
La mobilità come disuguaglianza educativa
Negli ultimi anni, l’aumento globale dei prezzi dell’energia e dei trasporti ha reso la mobilità uno dei principali fattori invisibili della disuguaglianza educativa. Non è un effetto secondario: è una trasformazione strutturale.
Quando il costo degli spostamenti cresce, le famiglie più vulnerabili iniziano a ricalibrare le priorità quotidiane. E in molti casi la scuola diventa una delle prime rinunce. Non perché venga considerata meno importante, ma perché diventa materialmente più difficile da sostenere. Ogni giornata scolastica comporta una serie di costi diretti e indiretti: trasporti informali sempre più cari, carburante, percorsi più lunghi a causa di strade danneggiate o zone di conflitto, checkpoint e deviazioni, oppure la necessità di affidarsi a mezzi privati dove il trasporto pubblico non esiste o è collassato.
È in questo spazio, tra la decisione e la possibilità concreta di raggiungere la scuola, che si gioca una parte fondamentale della disuguaglianza educativa globale.
La mobilità come disuguaglianza educativa
In alcuni contesti questa dinamica è ancora più evidente. Lo Yemen rappresenta una delle espressioni più estreme di questa crisi.
Dopo oltre dieci anni di conflitto legati alla guerra civile nello Yemen, il sistema infrastrutturale del Paese è profondamente compromesso. Strade distrutte, carenza di carburante, svalutazione della moneta e aumento dei costi hanno trasformato anche i tragitti più semplici in ostacoli quotidiani.
Secondo il piano nazionale per l’istruzione, oltre 2,7 milioni di bambini sono oggi fuori dal sistema scolastico. Dietro questo dato ci sono dinamiche molto concrete: circa il 34% delle famiglie ha avuto almeno un figlio costretto ad abbandonare la scuola negli ultimi due anni, percentuale che sale al 58% tra le famiglie sfollate. Inoltre, circa il 20% delle scuole risulta danneggiato o occupato da sfollati, mentre decine di migliaia di aule necessitano interventi di riabilitazione. Solo una parte limitata degli istituti dispone di elettricità, acqua o servizi igienici adeguati.
In questo contesto, molti bambini e ragazzi entrano precocemente nel lavoro informale semplicemente perché studiare diventa logisticamente ed economicamente impossibile.
Il nostro lavoro oltre la Scuola
Nei contesti fragili, la mobilità non è un dettaglio tecnico. È una linea di frattura educativa. Quando spostarsi diventa troppo costoso, la scuola smette di essere un diritto garantito e diventa una scelta condizionata dalle risorse della famiglia. Non è solo la presenza o assenza di scuole a determinare l’accesso all’istruzione, ma la capacità reale di raggiungerle e sostenerne la frequenza nel tempo.
Per questo Still I Rise si occupa anche di portare i bambini a Scuola. Perché parlare di istruzione oggi significa parlare anche di assicurare trasporti sicuri. Il diritto allo studio non inizia dal banco ma dalla possibilità concreta e quotidiana di arrivare a scuola.