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Yemen: perché
un autobus
può fare
la differenza

Quando si parla di istruzione nei contesti di emergenza, si pensa spesso alla mancanza di scuole, insegnanti o materiali didattici. Molto più raramente si pensa a un ostacolo che arriva ancora prima: il tragitto per raggiungere la scuola

La situazione

In Yemen, dopo oltre dieci anni di conflitto, strade danneggiate, insicurezza, aumento dei costi e carenza di servizi hanno trasformato anche gli spostamenti quotidiani in una sfida. Per molti bambini, soprattutto quelli che vivono nei campi profughi o nelle aree più isolate, raggiungere una scuola in sicurezza non è affatto scontato. Per questo, nelle nostre Scuole, il trasporto scolastico non è un servizio accessorio. È una condizione essenziale che rende possibile l’accesso all’istruzione.

Ne abbiamo parlato con Waseem, Project Manager della Scuola di Emergenza Still I Rise in Yemen.                                                                   

Intervista a Waseem, Project Manager in Yemen

Quali erano le principali difficoltà che i bambini affrontavano per raggiungere la scuola prima del servizio di trasporto?

“Fin dall’inizio del progetto, il trasporto è stato essenziale per garantire la frequenza scolastica. Senza questo servizio, i bambini avrebbero dovuto affrontare lunghi tragitti a piedi, tra i 5 e i 10 chilometri per tratta, arrivando a scuola già esausti e senza energie per imparare. Esistevano anche pericoli fisici concreti, come attraversare autostrade, percorrere strade deserte nelle prime ore del mattino, incontrare cani randagi o affrontare traffico intenso. A questo si aggiungevano minacce legate alla sicurezza, come la presenza di gruppi armati, il rischio di rapimenti e la violenza di genere, soprattutto per le bambine e i bambini più piccoli. Infine, c’erano ostacoli economici: molte famiglie non avevano i mezzi per pagare un trasporto due volte al giorno e spesso i genitori non potevano accompagnare i figli perché impegnati nel lavoro o in altre attività.”

In che modo i costi del carburante, la manutenzione e la situazione locale influenzano il trasporto scolastico?

“L’aumento dei costi del carburante non incide direttamente sul servizio di trasporto degli studenti perché lavoriamo con autisti che ricevono uno stipendio mensile fisso per accompagnare i bambini a scuola sei giorni alla settimana, indipendentemente dalle variazioni del prezzo del carburante. Tuttavia, capita che gli autisti chiedano aumenti perché la cifra concordata non è più sufficiente a coprire le spese. I guasti rappresentano un’altra sfida importante: quando un autobus si ferma in aree remote, i bambini possono rimanere bloccati. Inoltre, le condizioni delle strade, tra fango e buche, aumentano l’usura dei mezzi e i costi di riparazione. Anche la situazione della sicurezza richiede un monitoraggio costante. Ogni giorno valutiamo i rischi lungo i percorsi perché manifestazioni, posti di blocco o episodi improvvisi di violenza possono rendere necessario modificare i tragitti o sospendere temporaneamente il servizio. Per questo gli autisti ricevono una formazione specifica sulla sicurezza e seguono protocolli precisi.”

Cosa cambia per un bambino quando può raggiungere la scuola in sicurezza ogni giorno

“La frequenza scolastica è vicina al 100%. Le assenze dovute al maltempo, alla paura o alla stanchezza praticamente scompaiono. I bambini non arrivano più a scuola affaticati. Arrivano pronti a imparare. Inoltre, offriamo anche la colazione. Migliorano la concentrazione, la partecipazione alle attività e i risultati scolastici. La continuità è un altro aspetto fondamentale. I bambini non perdono settimane di lezioni, possono costruire relazioni con i compagni, sviluppare fiducia negli insegnanti e seguire il programma senza interruzioni. Tutto questo aumenta la loro fiducia in sé stessi e migliora le prospettive educative nel lungo periodo.”

Come funziona il programma di trasporto?

“I percorsi sono progettati per raggiungere le aree più remote e vulnerabili. Sono previsti punti di raccolta centrali e la distanza tra l’abitazione e il punto di salita è ridotta a pochi metri. Ogni giorno viene effettuato un viaggio al mattino, con arrivo prima dell’inizio delle lezioni intorno alle 7:50, e un viaggio di ritorno nel pomeriggio intorno alle 16:00. Seguiamo protocolli di sicurezza rigorosi: controllo del mezzo prima della partenza, limiti di velocità, divieto di stare in piedi durante il viaggio, divieto di sporgersi dai finestrini e verifica che le porte siano sempre chiuse. Cambiamo anche i posti a sedere ogni settimana per dare a tutti i bambini la possibilità di utilizzare posti diversi. Gli autisti partecipano regolarmente a sessioni di formazione sulla sicurezza e sulle modalità corrette di interazione con i bambini, soprattutto nei periodi caratterizzati da maggiori tensioni o manifestazioni.”

Quali sono oggi le principali difficoltà nel mantenere attivo il servizio?

“Le sfide principali sono la mancanza di finanziamenti per carburante e manutenzione, le condizioni di lavoro difficili durante i periodi di conflitto e instabilità politica e le pessime condizioni delle strade, che danneggiano continuamente i veicoli.”

Cosa succederebbe se questo supporto venisse a mancare?

“La frequenza scolastica diminuirebbe drasticamente. Molti bambini, soprattutto le bambine, abbandonerebbero la scuola in modo permanente. Anche la sicurezza peggiorerebbe. Alcuni studenti sarebbero costretti a percorrere da soli lunghe distanze pericolose, mentre altri smetterebbero semplicemente di frequentare. L’istruzione conquistata con fatica verrebbe interrotta. I bambini più piccoli, le bambine e chi ha paura di viaggiare da solo probabilmente resterebbero a casa. Ci sarebbero anche conseguenze economiche e sociali. I genitori, soprattutto le madri, dovrebbero accompagnare i figli rinunciando al lavoro oppure lasciarli a casa da soli. Aumenterebbero il lavoro minorile e i matrimoni precoci perché la scuola non sarebbe più una possibilità quotidiana. In breve, il trasporto non è semplicemente una comodità. È il pilastro che rende l’istruzione accessibile, sicura e sostenibile in contesti difficili. Senza di esso, gran parte dei risultati raggiunti in termini di frequenza scolastica e protezione dei bambini andrebbe perduta.”

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