L’importanza dello sport nelle nostre Scuole
In Italia diamo per scontato l’accesso allo sport: una palestra, un campo, una squadra. In molti dei Paesi in cui opera Still I Rise, invece, non è così. In zone di guerra o segnati da conflitto spesso non manca solo il futuro: mancano anche gli spazi, il tempo, la sicurezza per muoversi, giocare, scoprire di cosa si è capaci. Eppure lo sport non serve solo a creare campioni. Serve a creare fiducia, disciplina, coraggio. Serve a insegnare a rialzarsi, a credere che, un passo alla volta, si può andare più lontano di quanto si pensasse.
La storia di Lucky: “Dal buio alla luce”
Lucky viene dal Sud Sudan e ama la danza. Quando ha iniziato il club di balletto nella nostra Scuola Internazionale di Nairobi, pensava che non fosse per lei. Ma, grazie agli insegnanti ha ritrovato fiducia in sé stessa e il coraggio di osare:
“Quando sono stata introdotta al balletto da Still I Rise, pensavo che non fosse per me. Credevo che i movimenti fossero difficili e mi sentivo fuori posto. Nonostante questo, ho deciso di partecipare ad un camp di danza organizzato dalla scuola, durante il quale siamo stati allenati da un ex ballerino dell’Opéra di Parigi di nome Alessio Carbone. Dopo giorni di allenamento mi sono resa conto che, mentre danzavo, il mio corpo iniziava ad adattarsi alla routine. Ero davvero entusiasta: i miei passi erano più fluidi, il mio corpo si sentiva leggero. Quello è stato il momento in cui ho capito di poter essere brava.
Dopo quella esperienza sono entrata nel club di danza della Scuola a pieno titolo ed è stato allora che la mia luce ha iniziato a brillare. Durante uno di questi momenti, Vincent (l’insegnante di balletto) ha parlato a noi ballerine di una competizione che stava per arrivare. Vincent ha notato che avevo del potenziale e io mi sono sentita molto felice. Mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto esibirmi con un assolo nella competizione On stage Dance Festival 2025. Ero entusiasta e ho sorriso, perché finalmente qualcuno aveva visto quello che avevo dentro.
Quando siamo andati alla competizione ero molto nervosa. Le mani mi tremavano e volevo nascondermi. Ma quando è partita la musica, ho dimenticato la paura. Ho danzato con tutto il cuore.
Quando ho vinto il secondo posto, ho pianto. Mi sentivo orgogliosa e forte. Non era solo un premio, era la prova che potevo davvero danzare il balletto.
Sono Lucky, dal Sud Sudan. Ho iniziato dal nulla, ma ora sto vincendo.”
La collaborazione con Alessio Carbone
Come racconta Lucky, a rendere possibile questo percorso è stato anche l’incontro con Alessio Carbone, ex Primo Ballerino dell’Opéra di Parigi, che ha trascorso una settimana con gli studenti della Still I Rise International School di Nairobi lo scorso anno.
Non sono state solo lezioni di danza classica e contemporanea. È stato uno scambio vero: domande, risate, tentativi, errori, nuove scoperte. La mattina e il pomeriggio si danzava, la sera i ragazzi insegnavano ad Alessio le loro danze.
Alessio lo racconta così:
“Gli occhi di questi ragazzi erano pieni di voglia di imparare. Le prime piroette riuscite, le cadute, le risate insieme. E soprattutto la voglia di esplorare, di andare oltre i confini del corpo. Io credo davvero nella danza come mezzo di espressione, ed è per questo che sono andato a Nairobi. Ed è per questo che tornerò”
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